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June 06
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Allontanarti dai miei pensieri mi dico…è facile…semplice
Mi distraggo…lavoro…leggo…studio…
Mi guardo intorno…noto…scruto….
Ma ti continuo a cercare…
Mi dico dormici su…
Chiudo gli occhi x dormire…riposare…
Il sonno tarda ad arrivare…
Ascolto un po’ di musica…ti rilassa.. mi dico…
Nulla….anzi…
Non lo riesco a fare…
Sbatto tutto all’aria…coperte, libri…
Al buio…chiudo gli occhi…
Il sonno tarda ad arrivare…
Posizione fetale… comincio a pensare…
Comincio a sognare…
Comincio a pregare che non resti finzione…
Continuo a pensare…continuo a pregare…continuo a sognare…
Il sonno comincia ad arrivare….
Ed io continuo a desiderare…te... ...Mio tenero amore

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June 02
SEMPLICEMENTE....DOLCISSIMA....
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May 16
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SINTESI =Sveglia, caffè, tram, ufficio, palestra, pizza-cine-letto. Giornate sempre uguali, scandite da appuntamenti che, alla fine, si assomigliano tutti, persi nel cielo grigio di una metropoli che non sa più sorridere. È la vita di Giacomo, uno che non si è mai fatto troppe domande, che è andato incontro agli avvenimenti rimanendo sempre in superficie. Un giorno, però, Giacomo incontra sul tram una sconosciuta, e se la ritrova davanti il giorno dopo, e quello dopo ancora. Per mesi. E così, quelle tre fermate lungo il tragitto per andare in ufficio diventano un appuntamento importante della giornata. O meglio, diventano "l'appuntamento". Ma la sconosciuta ha un destino che la porterà lontano, in un'altra città. E Giacomo? Lui per la prima volta nella vita decide di non rimanere in superficie, di prendersi anche il rischio di diventare ridicolo, e parte all'inseguimento di un sogno. È l'inizio di un gioco, incredibile e coinvolgente, che improvvisamente sarà interrotto, e che porterà i due fino a un punto di non ritorno, per scoprire se vale la pena, nella vita, di giocare fino in fondo. L'amore, l'amicizia, il viaggio, i dubbi, le scelte, più una dose di gioco e sana incoscienza, una miscela dei tutti i grandi temi e le piccole sfumature care a Volo e ai suoi lettori.
RECENSIONE =La dedica nella prima pagina del romanzo è “A lei”, e già ci si ferma a immaginare il volto di questa donna fortunata, una fidanzata, una ex, o forse meno banalmente la mamma o la nonna. In effetti le figure femminili, anche in questo nuovo romanzo di Fabio Volo, sono tante e preponderanti. Prima tra tutte la mamma, maniaca dell’ordine e della pulizia, sempre attenta a ogni minimo particolare della vita e dell’umore di Giacomo. Poi c’è la nonna, la classica nonna che sostituisce la famiglia assente, e protegge, coccola ma soprattutto racconta le storie del passato e le perle di una saggezza antica. I grandi momenti di tragica ironia del romanzo si devono alla nonna colpita dal morbo di Alzheimer, ai piccoli equivoci e agli scambi di persona di una donna che non riesce più a distinguere la realtà dal ricordo. Infine Silvia, l’amica del cuore schietta e generosa, la prova che l’amicizia tra un uomo e una donna è possibile… dopo esserci andati a letto con scarsi risultati. Il mondo che circonda Giacomo è tutto rosa. Un mondo ovattato dal tono caldo e morbido della voce femminile, una vita tranquilla in una metropoli, fatta di lavoro, palestra, week-end con gli amici e qualche avventura. Niente che si possa definire veramente emozionante, nessun coinvolgimento. Una vita vissuta in superficie, con l’intento preciso di non lasciarsi attraversare dagli eventi, di rimanere impassibili, lucidi e freddi. Ma quanto può durare questa situazione di sospensione distratta delle emozioni? La quarta di copertina spiega: “Il problema non è quanto aspetti, ma chi aspetti”. E lei, anche se non la stai affatto aspettando, un bel giorno arriva e mette in dubbio ogni tua certezza. La donna seduta sul tram, quella che ogni mattina fa la tua stessa strada per andare al lavoro, vive nella tua città, si sveglia alla stessa ora, respira la stressa aria. Il caso, forse, ma solo fino a un certo punto, perché poi uno sguardo, un guanto lasciato cadere e un caffè preso di fretta, dipendono solo da te. Il caso offre l’occasione per una scelta, ma poi è lui, Giacomo, a decidere di fidarsi del suo istinto e di correre per spalancare quella porta. In questo romanzo c’è la storia di un uomo che decide di correre un rischio, quello di mettere da parte quell’atteggiamento cinico e sprezzante che si appiccica addosso a tutti i single, a quelli costretti a osservare dalla vetrina di un caffè le coppie felici e quelle infelici. È la reazione allergica alla delusione, lo sfogo cutaneo della disillusione, un’infezione che attecchisce nel cuore di chiunque abbia smesso di credere in una storia vera e possibile. Fino a quando? Vivere un nuovo amore, secondo Volo, significa innamorarsi di una nuova parte di se stessi, scoprirsi diversi e piacersi, lasciare andare i pensieri in libertà e non avere paura di dire o fare cose sciocche, di essere giudicati. Un passaggio della vita che è come una magia, da cogliere al volo. La storia narrata in queste pagine non può non coinvolgere il lettore, è la storia di una generazione di aspiranti folli innamorati in cerca di qualcuno in grado di fargli confessare un romanticismo latente e malcelato. In queste pagine ci si riconosce e ci si sente compresi, una bella prova di franchezza per Fabio Volo, una lettura coinvolgente e a tratti divertente, una voce amica che ancora una volta non delude.
Questo libro mi è stato prestato da una mia amica che nel leggerlo aveva pensato a me....eheh non c'è scelta + giusta .... leggerlo a dir la verità un pò d coraggio me lo ha dato ... ma non fino al punto di prendere le redini in mano e sbrogliare la matassa...purtroppo...kissà....magari....forse....ce la farò!!!
DI SEGUITO RIPORTO UN PEZZO DEL LIBRO .... BUONA LETTURA ...
"Il problema non e’ quanto aspetti, ma chi aspetti. Fosse stato per me l’avrei trattenuto per sempre. Certe persone, razionalmente capisci che ti fanno male, ma non puoi liberartene perche’ nascono in te le stesse dinamiche mentali di un tossicodipendente e persino una cosa semplice come mandare un messaggio diventa oggetto di dubbi universali. La vecchiaia e’ un posto dove vivi di ricordi. Per questo, quando sei giovane, vivi creandotene di belli. Rimaniamo qui, sui nostri reciproci infiniti. Chi sei, come sei senza di me? Non so nemmeno se esiste l’uomo giusto. Anzi penso che la persona giusta esiste solo se tu ci credi. Se ci credi puoi fare di quella una persona giusta. La vita non e’ cio’ che ci accade, ma cio’ che facciamo con cio’ che ci accade. Il per sempre e’ un’illusione, noi siamo per l’adesso. Non e’ essere se stessi che mi affascina in un rapporto a due, ma avere il coraggio di essere anche altro da se’. C’e’ un detto indù che recita: “Non c’e’ niente di nobile nell’essere superiore a qualcun altro. La vera nobiltà consiste nell’essere superiore al te stesso precedente”. La vita e’ la droga piu’ potente del mondo. Non si smette di giocare perche’ si diventa vecchi, ma si diventa vecchi perche’ si smette di giocare. Io e lei, insieme, anche se non facevamo niente, non avevamo la sensazione di perdere tempo. Non conosco la strada per tornare indietro e non ne vedo una. Spesso cio’ che e’ meglio non e’ quello che fa star meglio. Era una tristezza profondamente malinconica ma serena. Diamoci una possibilità, prima di perderci per sempre”.
"Muore solo un amore che smette di essere sognato". Pedro Salinas
| April 24
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SOLO QUESTO....UN AMORE COSI'...VORREI
"LE PAGINE DELLA NOSTRA VITA"
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April 17
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Sai benissimo che una goccia inonda il cielo
È così piccolo il mondo che ci osserva
Sai benissimo che non chiedo tanto adesso
È così limpido il mare che ci ascolta che ci addormenta
Vorrei tentare
Vorrei offrirti le mie mani
Vorrei tentare
Vorrei difendere questo momento
E penso di sentirmi confusa e felice
E penso di sentirmi…
Sai benissimo che sto tremando e non c’è freddo
e sono vittima di questa gioia immensa
Sai benissimo che nulla può scalfirci adesso
È così fragile il mondo che ci aspetta, che ci spaventa.
Vorrei tentare
Vorrei offrirti le mie mani
Vorrei tentare
Vorrei difendere questo momento
Io vorrei tentare ancora
Vorrei difendere questo momento
E penso di sentirmi confusa e felice
E penso di sentirmi confusa e felice
E penso di sentirmi…
confusa e felice
confusa e felice
confusa e felice.
Sai benissimo che una goccia inonda il cielo
È così piccolo il mondo che ci osserva.
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March 29
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Fernando Botero (Medellín, 19 aprile 1932) è un pittore colombiano. Gli anni dell'infanzia e della giovinezza sono il periodo fondamentale per la comprensione dell'opera di Botero, vissuti nel seno di un'agiata e colta famiglia cattolica nella tumultuosa Colombia degli anni Trenta e Quaranta. Da bambino subisce il fascino dell'architettura barocca e delle illustrazioni della Divina Commedia di Gustave Doré. Successivamente Botero dichiarerà di "non aver mai dipinto nulla di diverso dal mondo come lo conosceva a Medellín".A 12 anni lo zio lo iscrive ad una scuola per toreri, dove rimarrà per due anni (la sua prima opera conosciuta è un acquerello raffigurante un torero). A 16 anni già disegna le illustrazioni per i supplementi di "El Colombiano", il giornale più importante della sua città natale. Giovanissimo, nel 1948 espone per la prima volta a Medellín. Risale al 1951, invece, la prima "personale": ha luogo a Bogotá, la capitale.In seguito il giovane Botero si spostò a Bogotá, dove venne in contatto con molti esponenti della cultura colombiana, e subì le influenze della scuola muralista messicana.Nel 1952 vince, con il dipinto "Sulla costa", il secondo premio al IX Salone degli artisti colombiani, organizzato presso la Biblioteca Nazionale di Bogotá: investe il denaro del premio per intraprendere un viaggio di studio in Europa. In Spagna visita il Museo del Prado di Madrid, dove conosce le opere di Francisco Goya e Tiziano, fra gli altri. A Parigi medita sull'arte d'avanguardia francese e decide di interessarsi degli antichi pittori.Giunge alfine in Italia, dove entra in contatto con le maggiori opere del Rinascimento italiano. Le opere di Giotto e di Andrea Mantegna soprattutto, lo ispirano molto ed esegue diverse copie dei suoi capolavori, pur non disdegnando gli altri autori della scuola senese, e della Toscana, in generale.Nel 1955, Fernando Botero ritorna in patria e si sposa per la prima volta. Espone le sue opere, ma riceve forti critiche, poiché all'epoca l'ambiente colombiano era fortemente influenzato dall'avanguardia francese, che Botero aveva invece respinto. Non compreso dall'ambiente colombiano, Botero si sposta con la moglie in Messico, dove scopre per la prima volta le possibilità di espandere e dilatare il volume delle forme in modo personale. Una caratteristica che fortemente influenzerà la sua opera. Ma è nel 1957 che Botero scopre l'espressionismo astratto, nel corso di una mostra personale a Washington, grazie ad un tour nei musei di New York. Sempre nel 1957 torna a Bogotá, dove vince il secondo premio al X salone degli artisti colombiani. Nel 1958 Botero ottiene la cattedra di pittura all’Accademia d’arte di Bogotá. Vince finalmente il primo premio al XI salone con l'opera "La camera degli sposi". Nello stesso anno, espone nuovamente a Washington, alla Gres Gallery. Le sue opere vengono vendute tutte il giorno stesso dell'inaugurazione.Dal 1959 inizia lo studio di Diego Velázquez: Botero realizza infatti molte versioni del "Niño de Vallecas", dove il suo stile molto incisivo risente dell’influenza dell’espressionismo astratto.La sua nomina alla Biennale colombiana gli muove aspre critiche e Botero è costretto ad abbandonare il suo Paese, quasi in povertà. La Gres Gallery di Washington, che fino ad allora l'aveva sostenuto, chiude e Botero, in forti difficoltà economiche, divorzia dalla moglie. Nel 1961 sembra cambiare qualcosa: il Museum of Modern Art di New York decide di acquistare il suo "Monna Lisa all'età di dodici anni", ma la sua prima mostra newyorkese si dimostra un fallimento. Ritrovata la serenità dopo un nuovo matrimonio, Botero si dedica alla cura dello stile.Nel 1963 si trasferisce nell'East Side, ed affitta un nuovo studio a New York. È qui che emerge il suo stile plastico in molte opere di questo periodo, dai colori tenui e delicati. Si appassiona a Pieter Paul Rubens e diviene come lui un importante collezionista di opere d'arte, che più tardi donerà al museo di Bogotá che porta il suo nome.Nel 1964, dopo quattro anni dal divorzio, si sposa una seconda volta.Nel 1966 viene organizzata la sua prima mostra personale in Europa, in Germania. Una nuova mostra, organizzata al Milwaukee Art Center, riceve critiche ampiamente positive. Inizia ad esporre regolarmente in Europa, a New York e anche a Bogotá. Inizia lo studio di Albrecht Dürer, Édouard Manet e Pierre Bonnard. Finalmente nel 1969 espone anche a Parigi. A partire da questo momento, inizia un peregrinaggio in tutto il mondo: alla ricerca di ispirazione, Botero si muove continuamente da Bogotá, a New York, fino in Europa, acquistando case e studi per continuare la sua opera. A metà degli anni 1970 si dedica per un paio d'anni quasi esclusivamente alla scultura, ed espone a Parigi nel 1977. Nel 1983 prende una casa a Pietrasanta, dove sta per alcuni mesi l'anno, per essere vicino alle cave di marmo. Nel 1973 si stabilisce a Parigi. Qui inizia a dedicarsi anche alla scultura.È un momento di grazia per il pittore, ormai artista affermato di fama mondiale. Si susseguono le decorazione, le mostre personali, antologiche. Il successo è però macchiato dalla tragica scomparsa in un incidente stradale del terzo figlio Pedro, cui dedicherà molte sue opere. Nello stesso incidente Fernando Botero perse l'ultima falange del mignolo della mano sinistra, ciò che lo spingerà a scolpire più volte enormi mani. Il suo matrimonio non resiste alla tragedia e divorzia per la seconda volta nel 1975.Il 21 ottobre 2007, sempre a Pietrasanta, vengono rubate delle statue di bronzo per il valore di circa 4 milioni di euro. Le opere si intitolano "Adamo", "Il cane", "Gatto codone", "Donna con mano nei capelli", "Ballerina vestita", "Ballerina in movimento" e "Passero". Attualmente buona parte ladri sono ancora ignoti, ma nel maggio 2008 due delle statue sono state ritrovate e i responsabili arrestati.Espone ripetutamente le sculture in tutto il mondo. Tra gli eventi di maggior rilievo la mostra delle sue enormi sculture sugli Champs-Elysées nel 1992, e varie mostre negli spazi pubblici di città europee nel 1994. Secondo Botero, dipingere dev'essere inteso come una necessità interiore, un bisogno che porta ad un'esplorazione ininterrotta verso il quadro ideale. Tuttavia questo bisogno rimane sostanzialmente inappagato. Il colore rimane tenue, mai esaltato, mai febbrile, generalmente steso in campiture piatte ed uniformi, senza contorni. Da notare l'assenza totale delle ombreggiature nei suoi dipinti, perché essi sporcherebbero l'idea del colore che egli vuole trasmettere.Caratteristica della pittura di Botero è l'insolita dilatazione che subiscono i suoi soggetti, che acquistano forme insolite, quasi irreali. Ma è un passaggio necessario per ben far comprendere la necessità di colore delle sue opere.L'artista si rivela sostanzialmente distante dai suoi soggetti. Ed è proprio questa freddezza che fa scomparire dai personaggi la dimensione morale e psicologica. Gli sguardi sono sempre persi nel vuoto, gli occhi non battono, sembra quasi che vedano senza guardare.Interessante anche la rappresentazione del tempo, elemento presente in molte opere di Botero, in cui lo stesso soggetto può essere raffigurato in momenti diversi; in altre opere il tempo è simboleggiato da orologi.Importante anche la trattazione dei temi sacri, cui Botero dedica molte opere e di cui fa cenni in tutta la sua produzione: dai suoi paesaggi urbani emergono regolarmente grandi cattedrali, campanili, cupole. Frequenti anche i ritratti di religiosi ed ecclesiastici.Altro tema trattato costantemente è quello della violenza, derivato dalla vita quotidiana della Colombia negli anni 1940; più in generale, Botero dipinge conservando le impressioni della sua infanzia, che sfociano in forme grandi e sproporzionate, come quelle avvertite da un bambino.
Citazioni
"Bisogna descrivere qualcosa di molto locale, di molto circoscritto, qualcosa che si conosce benissimo, per poter essere capiti da tutti. Io mi sono convinto che devo essere parrocchiale, nel senso di profondamente, religiosamente legato alla mia realtà, per poter essere universale".
"Credo che l'arte debba dare all'uomo momenti di felicità, un rifugio di esistenza straordinaria, parallela a quella quotidiana. Invece gli artisti oggi preferiscono lo shock e credono che basti provocare scandalo. La povertà dell'arte contemporanea è terribile, ma nessuno ha il coraggio di dire che il re è nudo".

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March 23
Pablo Picasso (Málaga, 25 ottobre 1881 – Mougins, 8 aprile 1973). Il padre di Picasso, José Ruiz, era un pittore specializzato nella rappresentazione naturalistica (soprattutto degli uccelli), in vita fu professore presso la locale scuola di belle arti e curatore di un museo. Il giovane Picasso manifestò sin da piccolo passione e talento per il disegno. Fu il padre ad impartire a Picasso le basi formali dell'arte figurativa, qua
li il disegno e la pittura a olio. Picasso non completò i corsi superiori all'Accademia di San Fernando di Madrid, lasciando l'istituto entro il primo anno di studi. Nei primi anni del XX secolo, a Parigi, il giovane Picasso iniziò una lunga relazione affettiva con Fernande Olivier. È lei che appare ritratta in molti dei quadri del "periodo rosa". Fu lasciata per Marcelle Humbert, che Picasso chiamava Eva, inserendo dichiarazioni d'amore per lei in molti dei suoi quadri cubisti.
Uno dei più famosi lavori di Picasso è "Guernica", tela dedicata al bombardamento della cittadina basca di Guernica ad opera dei tedeschi, in cui sono rappresentate la disumanità, la brutalità e la disperazione della guerra. Quello di Guernica fu infatti il primo bombardamento aereo contro una popolazione civile inerme che la storia ricordi.
Il lavoro di Picasso è spesso categorizzato in "periodi".Benché i nomi dei periodi più recenti siano oggetto di discussione, quelli più comunemente accettati sono il "periodo blu" (1901-1904), il "periodo rosa" (1905-1907), il "periodo africano" (1908-1909), il "cubismo analitico" (1909-1912), il "cubismo sintetico" (1912-1919).
Il "periodo blu" (1901-1904) consiste di dipinti cupi realizzati nei toni del blu e del turchese, solo occasionalmente ravvivati da altri colori. Si tratta, come dice il nome stesso, di una pittura monocromatica, giocata s
ui colori freddi, dove i soggetti umani rappresentati, appartenenti alla categoria degli emarginati e degli sfruttati, sembrano sospesi in un'atmosfera malinconica che simboleggia l’esigenza di interiorizzazione: l’umanità rappresentata è quella deprimente di creature vinte e sole che appaiono oppresse e senza speranza. Tra le opere di questo periodo ricordiamo: Donna con lo scialletto blu (Collezione privata, 1902), Celestina (Coll. privata, 1903), Donna che stira (New York, Guggenheim Mus., 1904).
La Celestina è un'opera realizzata nel 1904 dal pittore spagnolo Pablo Picasso: si tratta di un olio su tela che misura cm 81x60. È conservata a Parigi nel Musée National Picasso. Il soggetto è una mezzana, o protettrice, cieca da un occhio, divenuta simbolo, per il pittore, della Spagna licenziosa. In molti paesi spagnoli, le vecchie erano associate alla morte, poiché toccava loro annunziare i decessi recenti. La donna ritratta ha un'inquietante somiglianza co
n la zia di Picasso, Pepa, uttavia la modella fu Carlotta Valdivia, che abitava a pochi passi dalla casa del pittore.
Il "periodo rosa" (1905-1907) è caratterizzato da uno stile più allegro, caratterizzato dai colori rosa e arancione e ancora contraddistinto dagli arlecchini. In questo periodo Picasso frequenta Fernande Olivier e molti di questi lavori risentono positivamente della relazione tra i due, oltre che del contatto con la pittura francese. Nel Periodo Rosa è presente un rinnovato interesse per lo spazio ed il volume, ma nel quale la malinconia, per quanto temperata, è sempre presente. I soggetti privilegiati sono arlecchini, saltimbanch
i, acrobati ambulanti o comunque soggetti legati al mondo del circo. Tra le opere di questo periodo ricordiamo: Famiglia d'acrobati (1905, Goteborg, Konstmuseum), Donna col ventaglio (1905, New York, Collezione Whitney), Due fratelli (1906, Basilea, Museo di belle arti). Oltretutto Picasso pubblica dei dipinti "spinti" ad esempio donne mestruate o scene sessuali.
Picasso ebbe un periodo in cui la sua arte risultò influenzata dall'arte africana (1907-1909); se ne considera l'inizio il quadro Les demoiselles d'Avignon, in cui due figure sulla destra del dipinto sono ispirate da oggetti d'artigianato africano. Le idee sviluppate in questo periodo portano quindi al successivo periodo cubista.
Nell'opera di Les Demoiselles d'Avignon Picasso, attraverso l'abolizione di qualsiasi prospettiva o profondità, abolisce lo spazio: si simboleggia perciò una presa di coscienza riguardo una terza dimensione non vi
siva, ma mentale. Nella realizzazione delle figure centrali Picasso ricorda la scultura iberica, mentre nelle due figure di destra è evidente l'influsso delle maschere rituali dell'Africa. Soprattutto la figura in basso, con gli occhi ad altezza diversa, la torsione esagerata del naso e del corpo, evidenzia come Picasso sia giunto alla simultaneità delle immagini, cioè la presenza contemporanea di più punti di vista.La struttura dell’opera è data da un incastro geometricamente architettato di piani taglienti, ribaltati sulla superficie della tela quasi a voler rovesciare gli oggetti verso lo spettatore, coinvolto direttamente dalla fissità dello sguardo delle figure femminili e dallo scivolamento della natura morta quasi fuori del quadro. L’immagine si compone di una serie di piani solidi
che si intersecano secondo angolazioni diverse. Ogni angolazione è il frutto di una visione parziale per cui lo spazio si satura di mat
eria annullando la separazione tra un corpo ed un altro.
Les Demoiselles d'Avignon è uno dei più celebri dipinti di Pablo Picasso. È un
olio su tela, realizzato nel 1907, di misura cm 243,9 x 233,7. È conservato al MoMA di New York. Picasso dipinse in maniera differente ciascun personaggio. Le maschere sembrano derivare dalle maschere tribali africane.
Il "cubismo analitico" (1909-1911) è fondato sull'idea di cogliere l'oggetto da tutti i punti di vista simultaneamente,che dà al quadro una particolare densità, anche se talvolta questo non sempre è perfettamente leggibile. La scomposizione della forma ha qualcosa di lucido e selvaggio allo stesso tempo; il cubismo picassiano è strettamente imparentato alla visione dirompente del periodo
"africano".
Il "cubismo sintetico" (1912-1913) rappresenta un successivo sviluppo del cubismo. Nelle composizioni di questi anni vengono spesso inseriti frammenti di carta, carta da parati, carta di giornale che vengono riportati sulla tela. I cubisti come Juan Gris utilizzano tecniche come il collage e il papier collè.
Nel 2003 i parenti di Picasso inaugurarono un museo dedicato ai suoi lavori nella sua città natale in Spagna, il Museo Picasso Málaga.Il Museo Picasso di Barcellona ospita molti dei primi lavori di Picasso, creati durante la sua vita in Spagna, incluse alcune opere raramente esibite in cui si rivela la sua solida preparazione cl
assica. Il museo inoltre possiede alcuni studi di figura fatti sotto la guida del padre nonché la collezione di Jaime Sabartés, amico di Picasso dai suoi giorni di Barcellona che fu per molti anni anche suo segretario personale.
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March 18
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Se tu mi avessi chiesto: "Come stai?"
1se tu mi avessi chiesto dove andiamo
t'avrei risposto "bene, certo sai"
ti parlo però senza fiato
mi perdo nel tuo sguardo colossale,
la stella polare sei tu mi sfiori e ridi
no, cosi non vale non parlo e se non parlo poi sto male
Quanto t'ho amato e quanto t'amo non lo sai
e non lo sai perchè non te l'ho detto mai
anche se resto in silenzio, tu lo capisci da te
Quanto t'ho amato e quanto t'amo non lo sai
non l'ho mai detto e non te lo dirò mai
nell'amor le parole non contano conta la musica.
Se tu mi avessi chiesto: "Che si fa?"
se tu mi avessi chiesto dove andiamo
t'avrei risposto dove il vento va
le nuvole fanno un ricamo
mi piove sulla testa un temporale
il cielo nascosto sei tu
ma poi svanisce in mezzo alle parole
per questo io non parlo e poi sto male
Quanto t'ho amato e quanto t'amo non lo sai
e non lo sai perchè non te l'ho detto mai
anche se resto in silenzio, tu lo capisci da te
Quanto t'ho amato e quanto t'amo non lo sai
non l'ho mai detto e non te lo dirò mai
nell'amor le parole non contano conta la musica.
Quanto t'ho amato e quanto t'amo non lo sai
non l'ho mai detto ma un giorno capirai
nell'amor le parole non contano conta la musica
| March 16
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WASSILY KANDINSKY
"Mi sembrava che l'anima viva dei colori emettesse un richiamo musicale, quando l'inflessibile volontà del pennello strappava loro una parte di vita". Wassily Kandinsky
BIOGRAFIA
Conosciuto come il fondatore dell'arte astratta, nacque a Mosca nel 1866. Nelle sue vene scorreva sangue russo, tedesco di una sua nonna materna e orientale di una sua bisnonna paterna, che era una principessa cinese. Dopo l'infanzia trascorsa a Odessa, nel 1885 si recò a Mosca per frequentare presso l'Università i corsi di diritto e di economia politica, di cui si occupò fin alla soglia dei trent'anni.Forse Monet, con il suo quadro dei "Covoni" esposto a Mosca nel 1895 gli diede la certezza della sua vocazione: egli ricorderà sempre quella tela per l'impressione che ne aveva ricevuta d'esser la pittura in essa indipendente e comunque assai più forte della realtà per suo mezzo raffigurata. Trasferitosi a Monaco vi resterà fino al 1914: vedrà quindi sorgere e svolgersi fino al colmo della sua parabola la rivolta espressionista, un movimento culturale impegnato a rappresentare la voluttà dell'immergersi coscientemente nel dolore del mondo con un più profondo impegno esistenziale.Questo movimento trova la sua codificazione in uno scritto di A. Schering del 1920, secondo il quale il compito dell'arte è quello di rappresentare non tanto la natura o quello che questa provoca sui nostri sensi, ma quello di dare un volto esteriore alle espressioni interiori, creando così un linguaggio capace di esprimere tutte le situazioni passionali e psicologiche della vita moderna. Nel 1911 conosce Arnold Schönberg, pittore e musicista, dalle cui composizioni atonali rimase profondamente influenzato.Nel 1903 aveva conosciuto Gabriele Münter a Murnau, dove trascorreva i mesi invernali, e costei divenne compagna della sua vita fino a quando lui non le preferì la bellissima Nina Andreevsky. Gabriele Münter gli rimase sempre fedele e seppe attraversare con spirito eroico due guerre, l'inflazione e il Nazismo senza vendere neanche un suo quadro, donando tutto alla vigilia della sua morte alla Städtische Galerie di Monaco. Negli anni fecondi di Murnau Kandinsky scrive poesie, mentre continua a dipingere incessantemente paesaggi, e una composizione scenica dal titolo "Suono giallo", nettamente espressionista. L'influenza della musica è sempre più evidente anche nelle successive opere, formate da paesaggi cromatici in scene sfumate, in suoni evanescenti, frammisti con qualche parola vaga e illogica. Nel 1910 aveva già dipinto il suo primo acquerello astratto, ma la sua intera opera, ricca di esuberanza, di sonorità e di luce si definisce con il passaggio graduale dall'espressionismo figurativo all'espressionismo astratto. I suoi quadri di questi anni sono stati da lui stesso suddivisi in tre gruppi principali: Impressioni (tutte del 1911), Improvvisazioni (trentacinque, dipinte dal 1909 al 1914) e le contemporanee Composizioni. I titoli stessi ne indicano le caratteristiche su un unico tema fondamentale, le montagne di Murnau, e ne testimoniano il passaggio dall'ultimo naturalismo all'astrattismo. Nel 1911 fonda con Franz Marc Il Cavaliere azzurro (Der Blaue Reiter).La guerra interrompe lo svolgimento armonioso del suo lavoro, spingendolo a spostarsi in Svizzera, a Odessa, a Stoccolma. Nel colmo del conflitto si stabilisce in Russia, ove resterà fino al 1921, dando un contributo significativo a una somma di attività di ordine sociale, assumendo alti incarichi al Commissariato per il Progresso Intellettuale, alla Scuola d'Arte, all'Università di Mosca, ma operando soprattutto nel campo dei musei, fondandone in provincia 22. Nel 1921 il richiamo della pittura si fa più forte e, recatosi in Germania per una mostra, vi resterà. La guerra è finita da poco, Berlino è una repubblica socialista, l'inflazione rende precaria ogni sistemazione pratica ed egli continua il percorso iniziato dell'astrazione pura. Inizia a insegnare nella Bauhaus a Weimar fino alla chiusura voluta da Hitler nel 1933. Nel 1925 già la scuola si era dovuta trasferire a Dessau, ove a ogni insegnante era stata assegnata una casetta: quella di Kandinsky ebbe gli interni progettati da Klee e Breuer, talmente tanto belli che li portò con sé nel suo esilio parigino. Tiene un corso pratico e teorico di pittura, pubblica il suo saggio più importante sulla pittura astratta, in cui ha elaborato una sorta di teoria parallela a quella cui si attengono i musicisti nel comporre,"Il punto e la linea in funzione della superficie". Il suo nome comincia a correre per l'Europa e nel 1929 tiene la prima personale a Parigi. Nel suo articolo del 1931 "Riflessioni sull'arte astratta" lamenta la scarsa penetrazione di questa nell'ambiente parigino, che comunque diventerà sua dimora, fino alla sua morte a Neuilly nel 1944.
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Giallo, Rosso, Blu
Il quadro, realizzato nel 1925 e conservato attualmente in Francia, è tra le opere più famose di Kandinskij. Già dal titolo si intuisce come protagonista del quadro è solo il colore, che qui viene impostato soprattutto sui tre primari. Nelle opere di Kandinskij l’armonia dei colore corrisponde a quella dei suoni musicali, con la ricerca di un effetto psicologico che va al di là del soggetto. Così Kandinskij nelle sue variazioni di motivi trasforma il soggetto in una corrispondenza armoniosa secondo ritmi soprattutto diagonali e secondo toni originati dal blu, rosso, giallo, in diverse gradazioni e sfumature. Kandinskij parte dai colori, anzi, dall’accostamento dei colori con i suoni musicali. Nello «Spirituale nell’arte» fa corrispondere il giallo alla tromba, l’azzurro al flauto, al violoncello, al contrabbasso e all’organo, il verde al violino. Sostiene che il rosso richiama alla mente le fanfare, il rosso di cinabro la tuba o il cembalo, l’arancione una campana di suono medio o un contralto che suoni in largo. Che il viola suona come un corno inglese o come i bassi dei legni. Dopo aver collegato ciascun colore ad un suono, un profumo, un’emozione precisa, l’artista afferma che proprio grazie alle sue risonanze interiori, a seconda della sua diversità, ogni colore produce un effetto particolare sull’anima. Il colore rosso per esempio può provocare l’effetto della sofferenza dolorosa, per la sua somiglianza al sangue. Il giallo invece, per semplice associazione col limone, comunica una impressione di acido. Alcuni colori possono avere una apparenza ruvida, pungente, mentre altri vengono sentiti come qualcosa di liscio, di vellutato, così di dar voglia di accarezzarli. Ma ognuno di essi corrisponde a delle forme che si distinguono nello spazio in modo preciso le une dalle altre. Ogni forma a sua volta, come il colore, ha una precisa corrispondenza: al cerchio associa il blu, al triangolo il giallo, al quadrato il rosso. Kandinskij progetta la composizione di questo quadro in un acquerello preparatorio, eseguito in forma più semplice ma già perfettamente definita nelle sue parti. L’idea compositiva si basa sulla contrapposizione della parte destra con quella sinistra. Nella prima prevalgono i toni atmosferici dell’azzurro contornato dal viola; in essa si inseriscono in prevalenza segni grafici leggeri posti secondo un ordine di armonia geometrica. Nella metà di sinistra fa da sfondo un colore giallo che chiude lo spazio senza sfondamenti in profondità. In questa parte le forme che il pittore inserisce hanno una consistenza materica più densa. Prevalgono le campiture di colore rosse e azzurre in forme rettangolari, triangolari e rotonde. Come in moltissimi altri quadri, anche qui le campiture di colore definiscono dei piani trasparenti: nella sovrapposizione dei piani il colore che ne risulta è la somma dei colori dei piani adiacenti. In questo modo la pittura di Kandinskij, pur giocata solo sul piano del quadro, tende a suggerire una organizzazione tridimensionale che evoca uno spazio percettivo diverso, e più ampio, di quello naturale.
| March 15
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Solitario nella notte va
se lo incontri gran paura fa
il suo volto ha la maschera: t
igre (tigerman) tigre (tigerman) tigre (tigerman)
Misteriosa la sua identità
è un segreto che nessuno sa
chi nasconde quella maschera:
tigre (tigerman) tigre (tigerman) tigre (tigerman)
È l'uomo tigre che lotta contro il male
combatte solo la malvagità
non ha paura si batte con furore
ed ogni incontro vincere lui sa
ma l'uomo tigre ha in fondo un grande cuore
combatte solo per la libertà
difende i buoni sa cos'è l'amore
il nostro eroe mai si perderà
Ha tanti amici e grande è la bontà
ma con nemico non ha pietà
Tigerman
Tutti sanno che è invincibile
lui sul ring è formidabile nella lotta è temibile:
tigre (tigerman) tigre (tigerman) tigre (tigerman)
Nella tana delle tigri lui di nascosto
entra piano poi con sorpresa assale tutti:
tigre (tigerman) tigre (tigerman) tigre (tigerman)
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Mai, mai, scorderai
l'attimo, la terra che tremò.
L'aria si incendiò, e poi silenzio.
E gli avvoltoi sulle case sopra la città ,
senza pietà .
Chi mai fermerà ,
la follia che nelle strade va.
Chi mai spezzerà ,
le nostre catene.
Chi da quest'incubo nero ci risveglierà ,
chi mai potrà .
Ken, sei tu,
fantastico guerriero,
sceso come un fulmine dal cielo.
Ken, sei tu,
il nostro condottiero,
e nessuno al mondo adesso è solo.
Ken, sei libero, l'unico,
l'ultimo angelo.
Ken, sei l'energia,
l'azzurra magia.
Stella dell'Orsa Maggiore,
stella su di noi.
Guerriero va'!
Ken, sei tu, col pugno tuo più forte,
tu che hai messo K.O. la morte,
Ken, sei tu, l'acciaio nelle mani,
tu la mia speranza nel domani.
Mai, mai, scorderai l'attimo,
la terra che tremò.
Vai, vai, tu vivrai giorni felici.
Stella dell'Orsa Maggiore,
stella su di noi.
Guerriero va'! Guerriero va'!
| March 09
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GRASSO E’ BELLO!!!
LA CAZZATA PIU’ ASSURDA CHE UNA PERSONA COME ME POSSA DIRE PER AUTOCONVINCERSI,AUTOSOSTENERSI !!….RISPARMIANDOMI TUTTA LA SOLITA TIRITERA “FAI PIU’ MOVIMENTO!MANGIA SANO!CI VUOLE LA PALESTRA!UN PO’ DI DIETA NON TI FAREBBE MICA TANTO MALE!”…ECCO COSE DEL GENERE(CHE POI CHI VE DICE KE UNO NN CE PENSA MA SE NN CE RIESCE UN MOTIVO CI SARA’?!!!)…DICEVO ,COSE CHE QUANDO SON DETTE SONO DI UNA CATTIVERIA ASSURDA,CIOE’ TE PALENSANO LA REALTA’ CHE VIVI E KE… OGGI POI SONO PARTICOLARMENTE SCONNESSA INCAZZATA CHE HO PRESO NA DECISIONE …LE TAGLIE DALLA 38 ALLA 42 DEVON ESSERE ABOLITE,SOPPRESSE…E KE KACCHIO NDO’ ME GIRO ME GIRO NUN VEDO ALTRO KE STRAFISIKINI,STRAMAGRI…E KE E’…UN PO’ DI CONTEGNO!!! E MAGARI QUALCUNA HA PURE IL BARBARO CORAGGIO DI DIRTI “NON TI LAMENTARE GUARDA CHE TETTE,DAMMENE UN PO’!!! “ ECCO!!! SENTITE MA SE IN ALLEGATO VI MOLLASSI PURE UN PO’ DI CHILI ?VORREI VEDERE!!!... ESSERE GRASSI,NA PIAGA SOCIALE…COSì TE SENTI!PERCHE’ SE INGRASSI OLTRE CHE A SENTIRTI E VEDERTI UN CESSO ,E’ COLPA TUA…BASTA,DECISO!!! IL BELLO POI VIENE NELLA REMOTA SITUAZIONE CHE TU POSSA INTERESSARE AD UN UOMO….Lì EH Lì è IL BELLO…XKè MANCO TE PASSA X L’ANTICAMERA DEL CERVELLO CHE POSSA ESSERE POSSIBILE!!!! ... E MAGARI TE LASCI SCAPPARE UNA DELLE COSE PIU' BELLE DA VIVERE!!!TUTTO QUESTO L’HO SCRITTO…IL PERCHE’ PRECISAMENTE ORA ME SFUGGE …SARà SOLO KE M DOVEVO SFOGA….TANTO ORMAI SAPETE CHE IO SN SKIZOFRENICA,FOLLE ,SCONNESSA…EHEH…VABè ….E TANTO PER RESTARE IN TEMA DI FRASI FATTE … “CHI MI AMA M’ACCETTA” O GIU’ DI LI’…EHEH UN ABBACCIO A TUTTI E TUTTE....E BECCATEVE PURE UN PO' DE SANA ARTE...
| February 15
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Cómo decir que me parte en mil
las esquinitas de mis huesos,
que han caído los esquemas de mi vida
ahora que todo era perfecto.
Y algo más que eso,
me sorbiste el seso y me decían del peso
de este cuerpecito mío
que se ha convertío en río.
de este cuerpecito mío
que se ha convertío en río.
Me cuesta abrir los ojos
y lo hago poco a poco,
no sea que aún te encuentre cerca.
Me guardo tu recuerdo
como el mejor secreto,
que dulce fue tenerte dentro.
Hay un trozo de luz
en esta oscuridad
para prestarme calma.
El tiempo todo calma,
la tempestad y la calma,
el tiempo todo calma,
la tempestad y la calma.
Siempre me quedará
la voz suave del mar,
volver a respirar la lluvia que caerá
sobre este cuerpo y mojará
la flor que crece en mi,
y volver a reír
y cada día un instante volver a pensar en ti.
En la voz suave del mar,
en volver a respirar la lluvia que caerá
sobre este cuerpo y mojará
la flor que crece en mi,
y volver a reír
y cada día un instante volver a pensar en ti.
Cómo decir que me parte en mil
las esquinitas de mis huesos,
que han caído los esquemas de mi vida
ahora que todo era perfecto.
Y algo más que eso,
me sorbiste el seso y me decían del peso
de este cuerpecito mío
que se ha convertío en río.
de este cuerpecito mío
que se ha convertío en río.
Siempre me quedará
la voz suave del mar,
volver a respirar la lluvia que caerá
sobre este cuerpo y mojará
la flor que crece en mi,
y volver a reír
y cada día un instante volver a pensar en ti.
En la voz suave del mar,
en volver a respirar la lluvia que caerá
sobre este cuerpo y mojará
la flor que crece en mi,
y volver a reír
y cada día un instante volver a pensar en ti.
È come dire che gli angoli delle mie ossa
vanno in mille pezzi
che sono caduti gli schemi dalla mia vita
adesso che tutto era perfetto.
e c'è di più di questo,
mi hai bevuto il cervello
e mi dicevano del peso di questo mio corpicino
che si è trasformato in fiume
di questo mio corpicino
che si è trasformato in fiume
mi costa fatica aprire gli occhi e
lo faccio a poco a poco
non sia mai che ti trovi ancora vicino
custodisco il tuo ricordo
come il miglior segreto
perché fu dolce averti dentro
c'è un pò di luce in questa oscurità
a darmi la calma
il tempo tutto calma, la tempesta e la calma
il tempo tutto calma, la tempesta e la calma
sempre mi rimarrà la voce dolce del mare
ritornare a respirare la pioggia che cadrà
sopra questo corpo e bagnerà il fiore che cresce in me
e tornerò a ridere e ogni giorno penserò di nuovo a te
penserò alla voce dolce del mare
al ritornare a respirare la pioggia che cadrà
sopra questo corpo e bagnerà il fiore che cresce in me
e tornerò a ridere e ogni giorno penserò di nuovo a te
è come dire che gli angoli delle mie ossa vanno in mille pezzi
che sono caduti gli schemi dalla mia vita
adesso che tutto era perfetto.
e c'è di più di questo, mi hai bevuto il cervello
e mi dicevano del peso di questo mio corpicino
che si è trasformato in fiume
di questo mio corpicino che si è trasformato in fiume
sempre mi rimarrà la voce dolce del mare
ritornare a respirare la pioggia che cadrà
sopra questo corpo e bagnerà il fiore che cresce in me
e tornerò a ridere e ogni giorno penserò di nuovo a te
penserò alla voce dolce del mare
al ritornare a respirare la pioggia che cadrà
sopra questo corpo e bagnerà il fiore che cresce in me
e tornerò a ridere e ogni giorno penserò di nuovo a te
  
| February 14
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VARIE VERSIONI DI UNA CANZONE CHE ADOOOOROOO
| February 06
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Senza eta' il vento soffia la sua immagine
nel vetro dietro il bar gocce di pioggia
bufere d'amore ogni cosa passa e lascia
Scivola, scivola vai via
non te ne andare
scivola, scivola vai via
via da me
Canzoni e poesie
pugnali e parole
i tuoi ricordi sono vecchi ormai
e i sogni di notte che chiedono amore
cadono al mattino senza te
cammina da solo urlando ai lampioni
non resta che cantare ancora
Scivola, scivola vai via
non te ne andare
scivola, scivola vai via via da me

|  February 02
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E tu chissà dove sei anima fragile
che mi ascoltavi immobile ma senza ridere.
E ora tu chissà chissà dove sei a
vrai trovato amore o come me,
cerchi soltanto d'avventure
perché non vuoi più piangere!
E la vita continua anche senza di noi
che siamo lontano ormai
da tutte quelle situazioni che ci univano
da tutte quelle piccole emozioni che bastavano
da tutte quelle situazioni che non tornano mai!
Perché col tempo cambia tutto lo sai
cambiamo anche noi e
cambiamo anche noi e
cambiamo anche noi!
e cambiamo anche noi!
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